Protesi di spalla: «recuperato il gap, Italia oggi leader a livello globale»
Articolo da www.OrthoAcademy.it

Ricostruzione personalizzata e su misura del paziente, abbattimento di rischi e complicanze, riduzione dei tempi e dei costi sanitari e sociali, accessibilità e sostenibilità: la tecnologia di imaging 3D applicata alle protesi di spalla è una vera rivoluzione.

Dai circa 1.500 interventi realizzati nel 2000, oggi in Italia vengono impiantate circa 5.000 protesi di spalla ogni anno (dati Riap), senza alcuna incertezza sull’esito e con il ripristino totale delle funzionalità di un’articolazione in grado di compiere oltre 18 mila movimenti nello spazio. Secondo i dati diffusi dalla Società italiana di ortopedia e traumatologia (Siot), tra il 75 e l’85% delle sostituzioni vengono eseguite negli ospedali pubblici.

Ne hanno parlato gli esperti riuniti a fine febbraio in occasione del Rome Sholuder Course.

«La recente introduzione dell’imaging 3D e della tecnologia robotica virtuale in Italia – spiegano i responsabili dell’incontro Francesco Franceschi (responsabile di Chirurgia dell’arto superiore e dell’arto inferiore del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma) e Claudio Ascani (responsabile di Chirurgia della spalla e del gomito dell’Asl Roma 2) – ha innescato una netta accelerazione nell’efficacia dei trattamenti chirurgici articolari complessi come quello alla spalla.

Rispetto al passato, quando l’Italia pagava un ritardo rispetto agli altri paesi, oggi siamo all’avanguardia e tra i principali referenti a livello globale per sviluppo delle tecnologie applicate alla chirurgia, per cultura e studio».

Le protesi risolvono totalmente i deficit di articolazione derivati dalle lesioni ai tendini, causate soprattutto da artriti croniche e da traumi. In Italia si eseguono prevalentemente su pazienti di età compresa tra 65 e 85 anni e sono soprattutto le donne ad averne bisogno: nelle sostituzioni totali il rapporto arriva a circa 3:1. Circa 1.000-1.500 interventi ogni anno riguardano giovani dai 30 anni, che grazie all’evoluzione della tecnica chirurgica e della tecnologia dell’impianto hanno maggior accesso rispetto al passato, beneficiando di una funzionalità completa nel lungo periodo.

Grazie alla possibilità di realizzare prima dell’intervento una mappatura digitale 3D del paziente sulla base dei dati forniti da una Tac, è possibile per i chirurghi simulare l’impianto nei minimi dettagli, programmandolo sulla base dell’anatomia del singolo pazienze.

Costruito un modello 3D computerizzato della struttura ossea, un software di planning elabora tutti i dati acquisiti permettendo al chirurgo di personalizzare le protesi di spalla in funzione delle misure delle componenti, le angolazioni e studiare la posizione più adatta alla specifica anatomia del paziente. L’intervento è poi guidato da sensori Gps.